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Nella sezione FILM ON ART
è possibile visionare una selezione di clip su alcuni tra i maggiori artisti contemporanei: Joseph Beuys, Mario Merz, Daniel Buren, Jean Tinguely Jannis Kounellis e molti altri.
La sezione è in costante aggiornamento.

L’intero lungometraggio Un Cuore nelle Tenebre, diviso per capitoli è disponibile nella sezione dedicata a Kimbondo.

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Cataloga, Edizioni di Videocataloghi di Artisti, Mostre e Musei, è stata fondata da Marco di Castri e da Gianfranco Barberi nel 1988 ed è stata attiva fino al 1995.

Cataloga ha prodotto oltre 20 film su artisti e mostre, distribuiti e trasmessi in tutto il mondo. In co-produzione con le Editions du Centre G. Pompidou ha realizzato il primo videocatalogo d’autore (Tinguely, 1988), con una videocassetta VHS e un libro delle stesse dimensioni interamente  realizzato a mano da Jean Tinguely. Il documentario ha vinto il Primo Premio al Festival del Film sull’Arte di Asolo. Il video Now I Know Snow ha vinto il Gabbiano d’Argento al Festival del Cinema Indipendente di Bellaria nel 1986. Il film su Michelangelo Pistoletto (I Have a Mirror, You Have a Mirror) è stato acquisito dal Museum of Broadcasting di New York.

Per leggere l’intervista di Paola Scremin vai qui.

Per la filmografia completa vai qui.

Hanno detto su CATALOGA

«Gianfranco Barberi e Marco di Castri non si sono lasciati sfuggire l’occasione di sfruttare appieno le caratteristiche dell’immagine costruendo per ogni artista e ogni mostra una narrazione quasi esclusivamente visiva…l’interesse del tentativo risiede quindi proprio nella ricerca di un nuovo linguaggio dell’analisi dell’arte…» (Maurizio Vitta, da "Vedere l’arte" in "L’Arca, The international Magazine of Architecture, Design and Visual Communication" febbraio 1989).

«Gianfranco Barberi and Marco di Castri have seized the opportunity to exploit the characteristic of the image by creating for each artist and each exhibition a story told almost entirely in images… The most interesting aspect of their work lies in the search for a new language in the analysis of art…» (Maurizio Vitta, from "Vedere l’arte" in "L’Arca, The international Magazine of Architecture, Design and Visual Communication" February 1989).

«…Con il video hanno documentato e visualizzato in modo preciso e vitale, mai banalmente didattico, l’azione degli artisti nelle delicate fasi di allestimento delle loro mostre raccogliendo i loro commenti e le loro riflessioni… questi video si configurano allo stesso tempo come ritratti dell’artista e della sua opera, in termini specificatamente visivi accompagnati solo dalle parole del protagonista.» (Francesco Poli)

«…Using video, they have documented and visualised with accuracy and verve, and never in an obviously didactic way, tha action of the artists during the sensitive preparation of their shows… garnering their comments and reflections… These videos are portraits of the artists and their work, told in specifically visual terms accompanied only by the words of the artist» (Francesco Poli)

Giuditta Turra
OUVERTURE

“All’interno dell’esposizione un documentario racconta il delicato processo d’installazione delle opere: Ouverture è anche il titolo del film di Gianfranco Barberi e Marco Di Castri sulla mostra, in questo film gli artisti e i tecnici sono presentati al lavoro nelle stanze del Castello, divenute momentanei atelier.
Barberi e Di Castri, con l’avallo della Regione Piemonte, s’introducono in museo e filmano tutto ciò a cui possono assistere, il loro interesse primario è cogliere gli artisti al lavoro. Nelle stanze del Castello, tecnici e squadre d’allestitori lavorano instancabilmente mentre Fuchs è di fronte a problemi organizzativi e a delicate decisioni da prendere.
I film-makers sanno essere discreti, non volendo influenzare i normali movimenti né distrarre gli artisti, tentano di rendersi delle presenze silenziose, cogliendo ciò che accade per narrarlo in modo diretto e coinvolgente. Animati dalla curiosità, instancabilmente osservano e filmano tutto ciò che riescono a carpire. Non essendo degli addetti ai lavori, si pongono come dei semplici testimoni e quest’atteggiamento non pretenzioso ma partecipativo è apprezzato dagli artisti.
Fuchs stesso spiega che il lavoro di curatore è paragonabile a quello di regia: monta, mette accanto, sceglie le giustapposizioni per creare un discorso, molto vicino a quello filmico e il mezzo filmico si dimostra un ottimo medium per raccontare una mostra.
Ciò a cui rimandano queste immagini è il significato della mostra: la definizione di museo come luogo in cui l’arte può accadere, una sorta di atelier che si apre al pubblico in cui l’arte non viene solamente conservata ma un luogo in cui avvengono contatti proficui.”( da “La direzione interpretativa di Fuchs del Castello di Rivoli, primo museo d'arte contemporanea in Italia”, da EQUIPèCO)

Sandra Lischi
BARBERI E DI CASTRI: MOVIMENTI NELL'ARTE

"L'arte contemporanea ha bisogno delle immagini in movimento" : è a partire da questa intuizione. o meglio da questo ragionamento (il vecchio tradizionale catalogo che non può bastare più come anello di congiunzione fra opera e pubblico), che Gianfranco Barberi e Marco di Castri lavorano intorno e "dentro" mostre e opere d'arte. Autori di una serie di lavori (dal 1984) originali e anomali nel panorama audiovisivo italiano, hanno fatto incontrare l'arte e gli artisti con le immagini in movimento, costruendo ritratti, interpretazioni, percorsi, perfino "saggi" in cui - senza il tradizionale puntello della parola - la lettura critica di una mostra si dipana fra un movimento musicale e un movimento visivo, fra l'evoluzione di una forma geometrica e vecchie, straordinarie immagini cinematografiche. Mi ci è voluto un po' a scoprire queste opere, ed è passato qualche anno fra le informazioni raccolte (da Adriano Aprà, poi da Paola Scremin, infine da Alessandro Amaducci) e uno studio più approfondito, con l'invito di Barberi a Pisa (maggio 1996) per una riflessione a più voci sull'incontro e il confronto fra cinema e video. Ma la ricerca andava oltre, nel frattempo: scoprivo che quel "movimento" che Barberi e di Castri si auguravano attraversava anche un bel ritratto di Michael Snow. Partiti dall'esigenza di "documentare" un incontro, i due autori si erano felicemente fatti prendere la mano dalla poetica dell'autore e dalle impennate maliziose della macchina da presa, finendo col duettare in un corto "à la maniére de" e riuscendo solo in quel punto a riconoscere di aver afferrato il discorso dell'autore: Now I Know Snow (1986). E poi, ancora, con Forma Fluens Portrait, Gianfranco Barberi, dieci anni dopo, si muove intorno e con i musicisti, arrivando a firmarsi col nome della protesi meccanica che gli consente di danzare al ritmo dei suoni: "Pan A Son Ic". Arte contemporanea, cinema, video, musica: il movimento continua. E finalmente questi due autori, riconosciuti e presentati dal Centre Pompidou di Parigi ormai tanti anni fa e cosi poco conosciuti nei luoghi in cui lavorano, cominciano a essere "visibili" (si dice cosi...) anche da noi, e possono ri-trasmetterci l'energia, la curiosità, la vicinanza alle poetiche delle arti del nostro tempo, mescolate e intrecciate nelle loro "anomale" composizioni. Le immagini in movimento hanno bisogno dell'arte contemporanea.
(Pisa, novembre, 1996)


Alessandro Amaducci
ACCAREZZARE LE IMMAGINI

La prima volta che mi è venuto in mente di adoperare il video è stato quando ho visto "L'abito della rivoluzione" di Gianfranco Barberi e Marco di Castri. E' curioso perché questo desiderio è scaturito vedendo le opere di due convinti cinefili che non sono mai stati difensori del cosiddetto "specifico" dell'elettronica e che non si sono mai posti problemi di superiorità o inferiorità di un mezzo rispetto all'altro. Eppure, vedere quel video ed altri mi aveva convinto dell'estrema differenza dei due mezzi, diversità ovviamente colta da Gianfranco e Marco, ma senza accanimenti ideologici. Le cose che più mi avevano colpito erano l'utilizzo dei materiali d'archivio, unito ad un certo uso dell'effettistica elettronica e soprattutto il rapporto con il sonoro. Il cinema "ritrovato", il frammento del film, il cosiddetto repertorio viene utilizzato veramente come materiale, non "Blob" nè "Schegge", ma come singole cellule che fanno parte di un organismo regolato dal potere della memoria, quindi naturalmente utilizzabili e manipolabili come qualsiasi altro materiale, dato che il frammento, soprattutto se si tratta di un'immagine, cambia a seconda dello sguardo che lo riattiva dal suo insieme originario. Non c'è mai voce o suono fuori campo nel video di Gianfranco e Marco: l'audio è sempre rigorosamente interno alle immagini, fa parte del flusso visivo come un naturale contrappunto. Spesso vedendo le loro opere si ha l'impressione di vedere delle immagini "sonore", delle immagini cioè che hanno un suono necessario, naturale. Inutile tentare di separare la banda audio da quella video: corrono insieme secondo le modalità di quella che negli anni '20 veniva chiamata "sinfonia visiva", e non è un caso che Barberi e di Castri si siano trovati cosi a loro agio con materiale dei primordi del cinema. La fluidità è l'atmosfera comune che i loro video trasmettono: non la semplice gradualità ritmica o la gradevole messa in fila delle immagini, ma il potere di avvolgimento, il senso di flusso in movimento che si riflettono ovviamente nel montaggio ma soprattutto nelle riprese sempre un pò aeree, fluttuanti, come le carrellate circolari di "Tinguely" o l'infaticabile caccia all'artista in "Magiciens de la terre", dove sembra che la camera non si fermi mai in un infinito potenziale piano sequenza. Non è un caso che il cerchio sia una figura che, a livello figurativo o strutturale, di messa in opera delle immagini, ricorre spesso. In tutto questo in alcuni loro video si innesta l'elettronica, la manipolazione della regia video l'immaginario strategico della sala di montaggio. Con la solita leggerezza e naturalezza, ovviamente, anche quando gli inserti sono computer grafica bidimensionale o violente colorazioni da "palette" elettronica su immagini d'archivio in bianco e nero. Nei loro video c'è una strana simbiosi fra il cinema e il video: da un lato l'esigenza del set e un'attenzione alle strategie di ripresa, che spesso mancano nel video dove tutto si tende a fare in post-produzione e quindi l'attivazione di situazioni "pesanti", come il set di "Now I know Snow". Dall'altro la capacità di adoperare l'elettronica come strumento di puro montaggio, come nei video in cui più massiccio è l'uso dei materiali di archivio, dove non è proprio necessario riprendere qualcosa, e dove si libera l'abilità manipolatoria e anche un po' ludica del "collagista", tecnica che il video evoca naturalmente, ma della quale bisogna essere estremamente padroni. Barberi e di Castri accarezzano le immagini cosi come accarezzano il mondo delle immagini e i suoi abitanti: gli artisti. I loro video di documentazione d'arte sono dei veri e propri ritratti d'artista. mai semplici reportages o documentari nel senso classico del termine, ma strutture avvolgenti in cui vivono la sintonia e la complicità fra coloro che stanno dalla parte opposta della telecamera.
(Torino, novembre, 1996)

Copyright © 2008 Marco di Castri

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